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martedì 5 marzo 2013

L'amore dietro al pagliaio

Rosa fresca aulentissima, è così che lo spasimante definisce la sua "madonna" nella tenzone di Cielo D'Alcamo, autore vissuto alla corte palermitana di Federico II nella prima metà del 13° secolo ritenuto tra i primi autori della letteratura italiana e così comincia anche a raccontare Tommaso Bigi al museo Le Garavelle sabato sera 2 marzo
Tutti riuniti al focolare ad ascoltare.
Dovevo capirlo subito che questo salto indietro nel tempo in un'epoca in cui per rubare un bacio ci si nascondeva dietro il pagliaio, ci avrebbe inevitabilmente portato a fare i conti con la condizione femminile e il ruolo della donna nella società! Insomma, di ritorno da questa bellissima serata organizzata dalla cooperativa sociale Il Poliedro, mi rimane insieme al fascino per il gusto, le abitudini, i valori di un nostro passato popolare, anche una certa incazzatura ( si può scrivere incazzatura in un blog?) per questa incessante ricerca d'uguaglianza fra uomo e donna anche ( e soprattutto) se si parla di "amore" con la a maiuscola o minuscola che sia!
Ma rapita dall'affabulazione del cantastorie Bigi, non me ne curo inizialmente e mi lascio trasportare dai racconti a Venezia, nell'atmosfera ironica ed erotica della commedia La Betìa di Ruzante.  Anche questa una tenzone d'amore tra il contadino Zillio e la Betìa, dove le metafore, i temi, i toni, le immagini, anziché attingere al mondo dello spirito, dell'angelicato, del paradiso, attingono alla ruspante concretezza contadinesca della materialità quotidiana, al corporale, al sensibile, all'animalesco. Ecco piano piano, ricordando l'Historia de duobus amantibus di Enea Silvio Piccolomini e la incredibile storia del duca Vincenzo Gonzaga e della sua "verga", ci avviciniamo sempre più al tema della serata: l' amore presso il popolo contadino di 100 anni fa. Qualcosa di animalesco. Inutile girarci atttorno, dice Tommaso Bigi, la donna era considerata al pari di una bestia da acquistare al mercato. 
Ma anche in questa situazione di assoggettamento, forse c'era spazio per i sentimenti.
Tommaso ci parla di un amore fatto di sguardi e avvicinamenti alle veglie, sull'aia, alla messa, un amore consumato nella stalla,  nel bosco mentre la donna pascolava le pecore ( ma in questo caso molto spesso era una violenza e la colpa era sempre della donna consenziente), nei campi, e poi più avanti, amore sulla lambretta o nella 500. 
Ma in tempo di guerra o dopopguerra, quando gli uomini emigravano, ci si sposava anche per procura. Moglie e buoi dei paesi tuoi! Non fa una piega! E così a molte donne capitava anche di sposarsi con uno sconosciuto ... neanche presente alla cerimonia!
Veniamo pertanto ai racconti dei matrimoni e di tutta la ritualità che li accompagnava: il fidanzamento, i complimenti ( regali fra parentado), il pranzo rigorosamente preparato dalla sposa, il corredo, la dote, la serenata e poi la gravidanza, il parto, la quarantena. Una vita difficile per la donna! 
Durante la serata ci vengono offerti i confetti, gli zuccherini ( dei dolci a forma di anello fatti con farina, acqua, anice), beviamo il rosolio, osserviamo e ascoltiamo Giuseppina e Francesca, ricamatrici della ditta Busatti, che ci dimostrano il lavoro al tombolo e i loro manufatti pregiati e antichi...ridiamo e scherziamo con gli aneddoti di Tommaso sulle prime notti di nozze, e addirittira arrivano anche due "sonatori" con la fisarmonica, il clima della serata è squisito, si fa dolce e nostalgico ma a me viene una gran tristezza ...perchè non riesco a vedere nessun segno di emancipazione per queste donne di cui abbiamo narrato tutta la serata, per queste che sono state anche le mie nonne
Ma per fortuna una speranza mi arriva, quando Tommaso ricorda cosa portavano con se le donne quando si trasferivano a casa del futuro marito:
il credenzone con il corredo, la macchina da cucire, e la BICI!!! EVVIVA! Finalmente un segno di emancipazione!
La testa mi si riempie di immagini di donne in bicicletta: suffragette, staffette partigiane, eroine che si battono per il diritto di voto e la libertà...fino ad oggi ! Penso alla bambina saudita Wadjda sulla sua bicicletta verde: un film che racconta di un paese dove le donne, ancora oggi, non possono guidare l’auto, votare, lavorare sotto retribuzione, sposarsi senza il consenso del padre. Quasi 150 anni dopo, la bicicletta ancora non ha esaurito la propria forza emancipatrice nei confronti del genere femminile! 
Questa serata al museo Le Garavelle assume il valore di tenere viva la memoria per non dimenticarsi le lotte femminili per ottenere il riconoscimento della piena dignità! Almeno per me questo ha significato e sono orgogliosa di esserci stata!
 

lunedì 30 gennaio 2012

Ricette ..anti crisi?!

Venerdì 27 gennaio ho partecipato al corso "La cucina al tempo della guerra" organizzato dalla Coopeartiva Sociale Il Poliedro nell'ambito di Percorsi d'Inverno.

Mi piace iniziare questo racconto di un pomeriggio davvero diverso…presentandovi i personaggi con cui abbiamo fatto un salto a ritroso nel tempo e molti in avanti! Poi vi spiegherò perche…


Per prime: Antonella e Gabriella, artefici dell’iniziativa, socie della cooperativa il Poliedro..padrone di casa! Eh sì perché proprio in una casa ci troviamo…veramente sarebbe un museo ma non sembra proprio…è una casa colonica vera, di cui Gabriella è la “custode” di quella che un tempo era una splendida economia domestica! Siamo a Garavelle a 1 Km da Città di Castello. La casa è completamente arredata, piena di attrezzi, piena, direi, di vita! Arriviamo in anticipo ma un bel fuoco acceso già ci attende e possiamo pure guardarci un po’ intorno!

Antonella arriva carica di oggetti, quelli che dovrebbero servirci per il corso di cucina! La aiutiamo a trasportarli sbirciando fra le cassette..ma … non riconosciamo niente di familiare per cucinare: perché ha una cassa intera di quotidiani? Perché c’è un cuscino, una cassa di legno? Un computer? Bah…

Ecco che arriva il cuoco…eh lo riconosco! Indossa inconfondibili pantaloni pie di pull…in un battibaleno mette in subbuglio la grande tavola della cucina e la riempie di altri oggetti, Claudio Facchi ( il cuoco) si prepara per l’arrivo dei partecipanti..che ad uno ad uno sbucano dalla porta di casa. L’atmosfera è rilassata, un sole bellissimo penetra dalle finestre, le persone sono perfettamente a loro agio sembrano aver frequentato questa casa … da sempre! Insomma non si sentono a disagio…il fuoco nel grande camino facilità i primi approcci fra i partecipanti … l’attenzione cade su un signore che ha già iniziato a raccontare storie del passato, storie della casa, del contado! Scoprirò dopo che questo “cantastorie” è Tommaso Bigi, proprio il direttore del Centro Garavelle! Incontenibile esperto della civiltà contadina!

Poi ci siamo noi i partecipanti al corso! Siamo una decina di curiosi, facce simpatiche, sorridenti, parlata “castelena”…tranne io e Michele che però veniamo facilmente adottati da queste belle “mamme e figlie” del posto!

Allora iniziamo la dimostrazione!

Claudio tira fuori una vecchia rivista e una tessera annonaria..e ci introduce così nell’Italia fascista post ’39, un’ Italia agricola, povera, in cui la figura della donna rappresentava la roccaforte del focolare domestico. Tempi pre e durante la seconda guerra mondiale, duri sotto tutti i punti di vista dove sacrifici e rinunce erano all’ordine del giorno. Tempi in cui l’olio di lino non si usava certo per lucidare il cotto, il sale non si buttava per le strade, la carne era razionata solo la domenica e nemmeno le parature venivano gettate, le pentole non si lavavano e i condimenti si riusavano.

La guerra aveva portato grandi privazioni, ma anche grandi invenzioni e quelle che Claudio va per illustrarci non sono certo ricette da corso di salvataggio, ma sicuramente ci insegnano a riappropriarci del senso vero delle cose, a fare risparmio e riuso in tempi come i nostri di nuova crisi, inoltre ci insegnano a non sprecare energia e a tenere l’attenzione sulla vera qualità dei cibi.

Cardine della cucina di guerra era il pane, modesto ma versatile, con il pane si preparavano piatti energetici e a poco prezzo.

Così durante il pomeriggio ci accingiamo a realizzare tre ricette “autarchiche” così come vengono dette:

La micca, il pantrito e lo stufato. Cuciniamo per 15 persone con 14 euro di materia prima. Senza usare energia elettrica. Beh…in realtà consumiamo elettricità per ascoltare le “canzonette” del tempo che ci fanno da sottofondo e che girano su un Mac…appoggiato sulla madia!

Mentre assistiamo alla dimostrazione, Claudio ci racconta di borsa nera, di sofisticazioni alimentari antiche e moderne, di chimica e fisica in cucina, sfata tanti luoghi comuni sull’alimentazione e inevitabilmente …anche noi cominciamo ad attingere alla memoria, ai ricordi dei nostri nonni e padri e raccontiamo aneddoti, testimonianze di vita vissuta, esce fuori una situazione per cui chi viveva in campagna rispetto a chi viveva in città aveva sempre da salvarsi dalla carestia, oggi invece se le industrie alimentari smettono di produrre, dopo 5 giorni la società occidentale non ha più di che mangiare! Ecco perché vi dicevo fare questo salto indietro nel tempo…ci ha permesso di andare avanti! Il tema della decrescita sostenibile..non è qualcosa che va di moda, ma una via d’uscita che ciclicamente si presenta.

L’esperienza più curiosa del pomeriggio è stata sicuramente la cucina dello stufato dentro una cassa di legno riempita di palline di carta isolante.

Una tecnica ingegnata negli anni delle guerre dalla dottoressa – cuoca Petronilla per risparmiare 500 ore di energia! I suoi consigli tornano utili anche oggi: un tempo sicuramente eccezionale! Il nostro tempo in cui se si fermano gli autotrasportatori rimaniamo senza cibi nei supermercati, il mercato agricolo-alimentare è completamente distorto, la crisi energetica la sperimentiamo ogni giorno, la produzione di troppi rifiuti ci renderà la vita impossibile anche sulla Terra!

In pratica per cuocere uno stufato di carne, invece di sprecare 3 ore di cucina a gas, bastano 15 minuti e poi basta inserire la pentola in un sacco dentro una cassa di legno isolata da giornali, un centinario di piccole palline di carta di giornale e un cuscino grande a coprire. In 3 ore si fa da solo! Il calore accumulato in 15 minuti, non disperso, viene rilasciato gradualmente e cuoce tutti gli ingredienti! Claudio ci insegna che possiamo cuocere così anche la pasta ...in molto meno tempo o che addirittura potremmo cucinare con la lavastoviglie e qualcuno già lo fa!

E così via, continuiamo fra arte di arrangiarsi e consigli nutrizionali …fin a che ..la cena è praticamente pronta ed è ora di assaggiare! Questi cibi semplici …ci sembrano buonissimi, super nutrienti e sani! Quando abbiamo aperto la pentola..di petronilla lo spezzatino era quasi pronto! E per chiudere ecco le ricette!

MICCA

Dose per 15 persone

1 kg di pane raffermo, 4 uova, 200 g di scarti di prosciutto, 200 g di farina, 50 g di prezzemolo, 50 gr di grana, 150 cl di latte. 0,30 euro a porzione ( 110 g di micca). Tagliare il pane a dadini e inumidire con latte. Mettere in una terrina con prezzemolo, formaggio, farina, ritagli di prosciutto tritato, impastare, formare delle palle di impasto e far riposare mezz’ra. Mettere le palle nel brodo bollente per 30 minuti, togliere dal brodo e tagliare a fette. Questo è il contorno dello stufato.

PAN TRITO

Dose per 15 persone

1 kg pane grattugiato, 100 g burro, 60 gr grana, 4 uova, 2l brodo. 0,20 euro a porzione. Mettete a bollire il brodo e versate a fontana il pane grattugiato mescolando. Cuocere mescolando per 10 min. Sbattere le uova col formaggio e gettare nella minestra continuando agirare. Servire aggiungendo burro/olio e spolverare con grana.

Grazie a Claudio per la passione con cui ci ha raccontato e dimostrato tanto sapere, grazie a tutti quanti per l’esperienza…faremo buon uso dei consigli!


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